Ricordando Loris Fortuna

Un articolo del compagno Giovanni Crema pubblicato sul quotidiano on-line "La Giustizia" del 30 novembre dove viene ricordata l'attività politica di Loris Fortuna nel periodo che va dalla fine degli anni '60 e la prima parte del decennio successivo


Per me parlare di Loris Fortuna è ricordare uno dei periodi più belli della mia militanza politica.
Per tanti motivi e anche perché, essendo io bellunese e giovanissimo socialista, (allora la circoscrizione elettorale alla Camera Deputati era Udine-Pordenone-Gorizia-Belluno) Loris Fortuna era Parlamentare eletto anche della mia Provincia.
E con Loris Fortuna abbiamo iniziato un’intensa stagione di lavoro politico assieme, ovviamente lui ad altissimi livelli ed io a livello di movimento giovanile, proprio nella grande battaglia per l’approvazione della legge che porta il suo nome, oltre a quello del liberale Baslini.
Ma prima egli fu consigliere socialista in Comune e si impegnò a fondo per la redazione del primo piano economico e territoriale di questa Regione. Fu un passo fondamentale della politica di programmazione in Italia.
Fra le possibili redazioni alternative del piano egli scelse la più impegnativa e difficile. In un Epoca in cui il Friuli Venezia Giulia e Trieste erano una terra chiusa e assistita, Fortuna accetta con entusiasmo la proposta di aprire la propria Regione verso la Jugoslavia e l’Austria e di là al Centro ed est Europa.
Il primo incontro con Loris, non ricordo più bene la data, fu tra 1967 e il ‘68. Quando venne a Belluno e tenne un bellissimo incontro pubblico, organizzato dalla LID, che coincideva però col congresso provinciale della Federazione Giovanile Socialista, che proprio quel giorno mi elesse segretario provinciale
Quindi non potemmo partecipare a gran parte dei lavori dell’incontro. Partecipammo alla fine e andammo a trovarli in un locale della città dove ci intrattenemmo con Fortuna e con Pannella, a sostegno, ovviamente, della iniziativa della legge di Fortuna.
E da lì è iniziato un rapporto fortissimo. Non solo, ovviamente, per la stagione dell’approvazione della legge e poi quella referendaria, ma anche di carattere politico ed elettorale.
La ricordo molto bene quella stagione perché – essendo segretario dei giovani socialisti ed essendo, poi dopo, dirigente del partito durante il Referendum – ho capito che Loris aveva colto più di tutti nel PSI il cambiamento che stava avvenendo nella società italiana.
Una grande battaglia, non solo di diritto ma anche una grande battaglia di ammodernamento di questo Paese.
E Loris, come tutti sappiamo, nella sua prima legislatura da parlamentare presentò il suo primo progetto di legge sul divorzio che seguiva altre iniziative dei parlamentari socialisti, ancora in epoca monarchica e poi all’inizio delle legislature repubblicane.
Ovviamente risentiva di una formazione importante, perché il Friuli credo abbia rappresentato molto nella formazione culturale di quest’uomo, in una terra di frontiera, in cui avevamo problemi di rapporti anche di convivenza con minoranze linguistiche slovene.
Lui fu impegnato molto su questo, anche per l’integrazione tra i cittadini friulani di lingua italiana e di lingua slovena e fu sempre molto vicino a quest’ultima minoranza.
Così come dobbiamo ricordare che Loris intuì, anche perché la sua formazione professionale lo portava a contatto quotidianamente con la società e con i cittadini, questo straordinario cambiamento che stava avvenendo nel nostro Paese.
Un Paese nel quale la politica (intesa come classe dirigente) viveva come se l’Italia fosse ancora quella del dopoguerra, mentre una parte rilevante della società era già in linea con le grandi trasformazioni che stavano avvenendo nell’Europa.
E quindi lui capì, ed era favorevolissimo, che era opportuno spingere nel partito la componente liberale, la componente laica, favorevole alla modernizzazione e alla laicizzazione dei costumi e del Paese.
Non fu facile, se pensiamo che perfino nei movimenti giovanili della sinistra risentivano di una tradizionale posizione che era più impegnata sui problemi della società economica, addirittura con frange dichiaratamente anticapitalistiche.
Lui invece ci spingeva – e ha rappresentato un punto di riferimento per molti di noi giovani del PSI – a essere interpreti e protagonisti di questa crescita civile.
Fece risvegliare nel suo Partito il meglio del filone libertario e non fu facile, perché a sinistra si risentiva ancora (anche nel PSI) di scorie del dopoguerra.
Lui capì questo e fu importantissimo e fondamentale per la vittoria, sia parlamentare e poi Referendaria.
Perché diede la possibilità a donne e uomini politicamente diversi di essere liberi dal legame di appartenenza e di costruire un elemento di mobilitazione di massa, che ha avuto poi anche la grande capacità di condizionare positivamente i lavori parlamentari.
E questo lo dobbiamo a Loris Fortuna. Perchè se noi sommiamo i voti della Sinistra tradizionale di allora, si dimostra che l’apporto della mobilitazione oltre i partiti è stata determinante per la vittoria, perché i voti del PCI e del PSI, non sarebbero stati assolutamente sufficienti.
Quindi anche sul piano della mobilitazione, l’apporto laico ha portato un grandissimo entusiasmo come ho potuto verificare presentando Loris Fortuna quando tenne il comizio per il NO in una Piazza gremitissima della mia città che andava ben oltre alla partecipazione tradizionale delle nostre campagne elettorali.
Io credo che la violenza con la quale fu condotto il Referendum, soprattutto dei reazionari e dai clericali, fu anche una violenza nei confronti dei “cattolici del NO”, perché non dobbiamo dimenticare che una parte rilevante della cultura, della scienza, del diritto, rappresentata da cattolici democratici, si schierò con coraggio sulle posizioni del NO.
Quella spinta avrebbe potuto costruire ciò che assieme a Loris ho sempre creduto e cioè una nuova stagione che superasse la democrazia bloccata, che permettesse un’alternanza politica democratica, come in tutti gli altri Paesi europei.
Questo non è avvenuto perché non si è saputo o voluto cogliere questo momento. Io ricorderò sempre un episodio.
Tornavo da Venezia, dove avevamo fatto una riunione di commento del voto a livello regionale, e lessi a un amico che viaggiava con me in macchina, il fondo dell’Avanti, scritto allora da Pietro Nenni.
Pietro Nenni, più vecchio di noi, in quel momento era il più lucido e aveva capito cosa rappresentasse e cosa sarebbe stato il voto referendario del NO: proprio la possibilità di rompere la consociazione che poi abbiamo conosciuto con il “compromesso storico”.
Certo, eravamo nel clima del terrorismo rosso-nero, però dobbiamo anche sottolineare – lo dico avendo letto gli atti parlamentari e, soprattutto, in considerazione delle conversazioni che ho avuto con Fortuna – che in quegli anni il lavoro svolto dal Parlamento fu positivo e decisivo nella promozione della legge.
Tanto fondamentale se rapportato all’involuzione alla quale assistiamo oggi e per la quale c’è di che essere preoccupati dello stato della nostra democrazia parlamentare.
Il populismo, di cui ormai spesso si parla, può essere l’anticamera della reazione, se non combattuto in maniera democratica dalle forze, dalla cultura e direi anche, e soprattutto, dalle forze riformatrici e laiche di questo Paese.
Senza il progresso civile che è stato iniziato con l’introduzione delle leggi volute da Fortuna, non ultima quella sul “nuovo Diritto di Famiglia”,molto più difficile sarebbe stato l’emergere di rapporti di uguaglianza, l’accesso consistente a tutte le professioni e l’affermarsi di una nuova dignità e libertà per la donna.
A Loris Fortuna le donne italiane debbono molto. Per chiudere, vorrei omaggiare Loris Fortuna, ricordando i cinquantun’anni della legge che porta, con Baslini, il suo nome e oggi ricordando i 38 anni della sua scomparsa.
Lo feci anche nel 2005 in Comune di Gorizia e partecipando fuori dal Carcere, in cui lo rinchiusero i Nazisti, allo scoprimento della targa che recita:” A ricordo di Loris Fortuna, figlio nobile di questa terra, libertario, socialista, partigiano osovano, ministro della Repubblica, qui incarcerato e condannato a morte dai nemici della democrazia”.
Io credo che sia sempre importante ricordarlo in un momento in cui avremmo molto bisogno di personaggi come Loris Fortuna.
Il mio fraterno amico Roberto Villetti ha scritto sull’ Avanti!, in occasione della sua scomparsa, che: “Loris Fortuna è stata una personalità importante che sarà ricordata per la legge sul divorzio, che è stata una cosa veramente grande nella civilizzazione del nostro Paese e sarà ricordato anche quando altri, che hanno ben meritato per la Repubblica e ci appaiono più importanti saranno dimenticati”.

Govanni Crema - "La Giustizia", 30 novembre '23

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